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La Storia



Non c'è commerciante partenopeo che non abbia sognato o non sogni d'aver bottega "dalle parti di Toledo", diciamo a S. Ferdinando, a Chiaia, a S. Brigida perchè questo è il vero cuore pulsante della città. Bella, ampia, luminosa, aperta alla grande luce del Porto, con le torri brune del Maschio Angioino nello sfondo e fiancheggiata da severi palazzi del tardo Ottocento, via S. Brigida ebbe alterne fortune anche commerciali, ma sempre con le più famose botteghe di Napoli. Ed è qui che don Carmine Pace decise di aprire il suo nuovo ristorante.

Era da poco finito il primo dopoguerra, la città si ingrandiva, si articolava meglio con nuovi centri commerciali e nel 1935, dalla bottega di Via Foria, conosciuta dai buongustai che sapevano apprezzare le minime variazioni di calore e di aroma di una pizza alla marinara o di una margherita, le infinitesimali sfumature di gusto tra le alici e gli aluzzetielli, fra i pomodori S. marzano e i pomodorini del Vesuvio, fra il basilico di terrazzo a quello di campo, fra l'origano sminuzzato a mano e quello sgranato a macchina, Don Carmine Pace ed i figli Ciro, Vincenzo e Nunzia decisero di lasciare Foria per S. Brigida.

Sembrò follia, certamente fu un atto di coraggio, di intraprendenza commerciale abbandonare un sito sicuro per uno nuovo, abbandonare una clientela modesta ma stabile per un'altra più esigente. a determinare il passaggio da un quartiere all'altro furono alcune considerazioni rivelatesi alla fine giuste, espressione di una saggia previsione economica : la vicinanza con Toledo, con la Galleria, con il S. Carlo, con il Porto, con Palazzo S. Giacomo e Piazza Plebiscito dimostrò che essi avevano visto bene e lontano.

Da S. Brigida, prima con una pizzeria e poi principalmente con un ristorante, Napoli avrebbe avuto di giorno e di notte, nel suo cuore insonne e pulsante un ritrovo di gran classe.

Mangiar bene significava usare materie prime freschissime; usarle con perizia, con garbo, con fedeltà alle antiche ricette della buona cucina napoletana. Carni sceltissime, pesci da far impallidire di rabbia Ruoppolo e Recco, menù ricco e variato ogni giorno preparato con amore, completato da frutta scelta e dolci della più antica tradizione.

Piccoli segreti di una grande cucina per una clientela di ogni tempo fregiata di nomi famosi : da Marconi a Toscanini, da Dannunzio a Pirandello, Tebaldi, Eduardo, Gassman, Totò, Loren, Faruk, Ingrid Bergman e da…a… insomma da tutti a tutti un mondo che ruota intorno all'ospitalità dei Pace in un'atmosfera di serenità e raffinatezza.

Alla fine degli anni settanta, Carmine ed Antonio Pace e Lino Stendardo succedevano definitivamente alla guida di quell'azienda dove avevano già da lunghi anni prestato la loro collaborazione al fianco dei rispettivi genitori dai quali avevano appreso l'arte della ristorazione. Cambiano i personaggi, cambiano le generazioni, cambiano i tempi ma "Ciro" resta sempre il ritrovo di Napoli e una piccola ma significativa pagina della storia della città.

Locale Storico d'Italia


I Locali storici d'Italia sono un'associazione culturale senza scopo di lucro, che si prefigge, attraverso diverse iniziative culturali, turistiche ed editoriali, la valorizzazione e la tutela dei più antichi e prestigiosi locali con la prerogativa che abbiano almeno 70 anni di vita e che siano stati protagonisti di pagine della storia d'Italia attraverso gli avvenimenti di cui sono stati sede e i personaggi che li hanno frequentati. Oggi, i soci del Sodalizio sono 240 e uno di questi è il ristorante Ciro a Santa Brigida.

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